CINEMA è l’archivio video di Clubber Confession contenente Film e Documentari sulla storia della club culture, della musica elettronica e della sociologia.

Una sezione dove vengono caricati i documenti più nascosti di internet e gli aneddoti meno conosciuti del clubbing italiano fino all’evoluzione della musica elettronica internazionale. In CINEMA trovate documentari internazionali sull’evoluzione della musica da club fino alla sociologia della club culture. Dall’evoluzione delle droghe ai primi movimenti rave che hanno contraddistinto l’evoluzione della musica techno ed elettronica in generale di oggi.

In Cinema vengono trattati documenti video sulla club culture, rave culture, musica elettronica in tutte le sue forme, le principali città protagoniste del cambiamento e dello sviluppo del movimento, nel complesso uno studio sociologico della club culture e della musica elettronica in questa società. La seguente sezione dedicata al cinema è a cura di Clubber Confession.

Perché la sezione Cinema? Perché serve mantenere memoria. La Club Culture è un movimento storico e culturale nel quale affonda le radici la dance contemporanea, con particolare riferimento ai club inglesi dove questo tipo di musica ha iniziato a prendere piede. Nel luglio del 1984, nei bassifondi di Chicago, Jm Silk e Farley Jackmaster Funk’s creano un nuovo suono su una ritmica di bassi molto sostenuta, un bit più rapido e dei break interminabili. E’ il nuovo sound di Chicago e si chiama House Music. Nel 1985 iniziano ad essere prodotti i primi dischi conosciuti da pochi amanti del genere, ma si dovrà aspettare il 1987 per il primo successo mondiale, grazie al gruppo inglese M.A.R.S.S. con il pezzo «Pump up the Volume». Nel 1987 si afferma la corrente dell’Acid House e si impone di fatto un nuovo mercato musicale e di intrattenimento che vede nei club di tutto il mondo il fulcro dell’azione di molti nuovi attori. A Ibiza lo chiamano Balearic Beat, in Belgio New Beat, in Spagna Latino House. L’acid House è stata la colonna sonora della Summer of Love inglese, quella dei Raves. In Italia Rimini si afferma come capitale del divertimento notturno. Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma la Club Culture è tuttora un movimento culturale collettivo capace di richiamare migliaia di giovani. C’è stata (e c’è ancora) la techno-music e le Love Parades berlinesi, la dance è uscita dagli angusti confini dei club e ha contaminato altri generi musicali, dal pop all’etnico. Molti i nomi e le declinazioni: acid-jazz, techno, garage, ambient, trance, underground, trip-hop jungle, breack-beat e nu beat. L’antropologo Ted Polhemus parla di «Style Surfing», a cui è fortemente connesso il concetto di frammentazione musicale e di patchwork culturale, in riferimento alla cultura da club. Si delineano dunque nuove tribù i cui frastagliati tratti somatici sono visibili una o due volte la settimana, proprio nei club. E dai club partono le nuove mode si affermano nuove ed ambite professioni. Una per tutte quella del dj. Seguiti, idolatrati, coccolati dai locali, disposti a pagare migliaia di euro per una serata, sono loro i protagonisti di tutti gli anni 90. Dalle loro consolle promuovono stili musicali e consacrano locali notturni.
La Club Culture è un non-luogo, un posto mentale che si rinnova e si rigenera, dentro una piramide di vetro o sotto le stelle a piedi nudi.

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