Un bambino osserva il palmo della sua mano aperta sotto i suoi occhi. Il cuore inizia a battere più forte ed uno strano calore inizia ad infondersi dentro di lui. Sta succedendo qualcosa, quel piccolo corpo diventa teso mentre gli occhi spalancati fissano quella mano che inizia a stringersi in un pugno, sempre più forte, sempre più serrato. Le dita iniziano a far male mentre una lacrima si fa spazio tra le guance rosee. E’ la vita che lentamente traccia il sorriso di un bambino che acquisisce la consapevolezza di esistere. Tutto parte da qui, dalla prima volta nella mia vita in cui ho provato qualcosa di impossibile da spiegare, qualcosa che da questo momento in poi chiamerò “emozione forte”. Da quel giorno non ho mai smesso di cercare, di stringere tra le mani quei rari momenti in cui la vita mi ricorda che è lei a farla da padrona. Tutto questo, mi è sembrato abbastanza per dedicare la mia vita a l’unica cosa che riesce ogni volta a trasportami dentro una di quelle tempeste che chiamo “emozioni forti”: la musica. Tra qualche mese spegnerò venticinque candeline, la maggior parte dei miei coetanei inizia a farsi largo nel mondo. Qualcuno si laurea, qualcuno si sposa, qualcun altro invece non c’è più. Osservo tutto questo dal mio studio, davanti ai miei sintetizzatori, sequencer e campionatori, chiedendomi spesso se ho fatto la scelta giusta. Una domanda alla quale non ho mai saputo rispondere e che, a dire il vero, non ha mai avuto bisogno di risposta, perché la musica per me non è una scelta ma una necessità.

Dal mio studio, davanti alle luci a led dei tanti strumenti e con le cuffie in testa, ho sempre composto i miei brani con un’ idea in testa. Un’ idea davvero lontana da casa mia, 1623km per la precisione: Berlino. In realtà non so perché, non avevo mai visitato questa città, non ne conoscevo nulla. Sapevo però che c’era qualcosa lì ad aspettarmi, sapevo che lì avrei trovato la più importante delle “emozioni forti” della mia vita. E’ difficile spiegare quanto l’attrazione ed il desiderio possano spingere le persone ad andare oltre le proprie aspettative. Così, senza pensarci troppo, ho deciso di caricare i miei strumenti in macchina, qualche valigia, salutare tutti e partire. Non conoscevo nessuno, non parlavo una singola parola di tedesco. Come un tossico, un drogato di “emozioni forti”, non mi interessava altro che soddisfare il mio desiderio più grande. Oggi dopo aver vissuto le esperienze più significative della mia vita, ho deciso di raccontarle, sperando di trovare qualcuno che come me voglia provare ad andare oltre.

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