È sabato, finalmente. Sembra un sabato estivo come tanti altri, accompagnati dalla tipica afa lugliese della Pianura Padana, ma non lo è: oggi è Social Music City al Campovolo.

Arriviamo a Reggio Emilia. Appena entrati iniziamo ad orientarci, è ancora presto e non c’è molta gente. Fa un caldo bestiale. Andiamo a prenderci una birra e ce la gustiamo in compagnia, mentre Vaal inizia a scaldare il dancefloor e alzare la prima polvere. Io e la mia ragazza siamo travolti dal suo entusiasmo, e senza neanche accorgercene ci ritroviamo a ballare scatenati in mezzo alla folla. Qui accade un fatto “particolare” : un uomo sulla quarantina ci chiede se vogliamo qualcosa, noi decliniamo l’offerta, lui ci guarda e ci fa: << che bella coppia che siete, pensa che io a settembre mi sposo, questa è la mia ultima serata di libertà! >>.

Intanto, mentre il tempo passa e il sole inizia ad abbassarsi, arriva lui: Joseph Capriati, ospite centrale della serata. Il suo set è un crescendo di ritmo e vibrazioni, il sound è travolgente e cosí la pista si infiamma immediatamente. Un ragazzo mai visto prima inizia a parlarmi, lo sento a fatica, mi racconta la sua vita morte e miracoli, mi parla del Fabric, della scena techno di Milano, e finisce il discorso dicendomi: << Li vedi quelli là, loro che stanno dietro al dj a fare i fenomeni, che si mettono lì solo per farsi i selfie e le stories su Instagram? Loro pensano di essere vip, ma i veri vip non si annoiano stando al cellulare dietro ad un dj… i veri vip siamo noi, quelli che stanno davanti al dj, in mezzo alla gente, quelli che fanno funzionare la serata. >>

Mi fa riflettere.

Alle 22, finalmente, accade quello che aspettavo da ore, il motivo per cui sono qui, attaccato a queste maledette transenne: alla consolle arrivano i Tale of Us. Iniziano a suonare tra qualche fischio di troppo da parte di chi voleva che suonasse ancora Capriati (mah), ma mettono subito a “tacere” i critici: la loro musica è ipnotica, è una fusione tra techno e musica classica. Ho i brividi. Non smetto un attimo di ballare, estasiato da tutta questa perfezione musicale, ma quando guardo l’ora ci rimango male: é quasi l’una, la festa sta per finire. In chiusura il solito disco ‘Another Earth’, concludendo con la standing ovation del pubblico. Ci avviamo verso l’uscita, mentre raggiungiamo le macchine ripenso alla giornata, e sono contento. Esausto, pieno di polvere dalla testa ai piedi, ma contento. Musica e sorrisi, due parole che stanno bene insieme, e chi ama il clubbing lo sa.

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