Il terzo giorno del Movement Festival di Detroit

Il terzo giorno ce la prendiamo con comodo e facciamo un giretto a Windsor che è una tranquilla cittadina canadese con un grande quartiere italiano dove ci fermiamo a mangiare. Poi ci dedichiamo a Detroit, approfittiamo dell’assenza di precipitazioni atmosferiche per girare le vie della città. Un personaggio strano in bicicletta ferma Alex per vendergli un cd e gli improvvisa un pezzo rap su argomento improvvisato, cerchiamo di vedere la città dall’alto ma arriviamo al settantesimo piano di un grattacielo senza riuscirci, ottenendo solo un grande fastidio alla testa a causa dell’altezza e della velocità dell’ascensore.

Beviamo qualcosa e torniamo al festival senza Alex che ha il biglietto solo per un giorno e ci dice che ci raggiunge sul tardi se trova qualcosa di conveniente. Entriamo per la terza ed ultima volta ed il programma è chiaro: Mind Against, Recondite, Kerri Chandler, Jamie Jones e Carl Cox.

Iniziamo con Mind Angainst e Recondite che suonano nello stage della piramide, la loro techno è cupa, oscura e incantatrice, ti porta dentro un vortice nero che si sposa benissimo con le nuvole che sovrastano i palazzi di Windsor dall’altra parte del fiume. Due ore e mezza insieme a loro vanno più che bene, ci sentiamo entrambi i set completi e poi andiamo allo stage Star Gate dove Kerri Chandler e Jamie Jones suonano per il Paradise. Ormai ho le orecchie fustate da tre giorni di pura immersione nella Techno, smetto di pensare e di dare giudizi, ballo con il nulla nella testa come un monaco. Ad un certo punto spunta Alex che si è procurato un biglietto per le ultime quattro ore di festa, siamo ancora tutti e quattro. Arriviamo un pochino prima al main stage dove in pochi minuti comincia a suonare Carl Cox, l’arena è mezza vuota poichè si sta esibendo un’orchestra sperimentale. La musica è buona ma passare da Jamie Jones a una cosa del genere è una bella discesa per le orecchie. Finalmente arriva Carl Cox sotto la pioggia, per Deadmau5 tutto era stato sospeso per le condizioni atmosferiche, ma per Carlone no. Carlone non ne vuole sapere di acqua, fulmini e saette, lui suona e mi propone un set che non sentivo da tempo. Ad Ibiza tra Settembre ed Ottobre aveva suonato sempre nostalgico in perfetto mood con il cambiamento che l’isola stava per portare ad uno dei posti simbolo della club culture. Isomma, Carl Cox fa il Carl Cox della situazione e rende onore a Detroit, la patria della Techno e conclude dicendo:

<<Guys, see you in Ibiza>>

Non mi resta che augurargli buona fortuna a bassa voce e uscire con gli altri. Ci perdiamo uscendo e contattandoci ci diamo appuntamento sotto una statua con un pugno che pare un ariete (quelli che si usano per sfondare le porte). La polizia devia il traffico umano lontano dalla statua che si trova in mezzo alla strada ma noi la raggiungiamo ugualmente e ci facciamo fare anche una foto, il pugno simboleggia tutta la musica che ci ha sfondato la testa in quei tre giorni e questo racconto – censurato – ne è la testimonianza.

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