Questa è una confessione a tutti gli effetti. Una confessione dovuta a qualcosa che i più non comprendono, sensazioni che io stesso giuro non so spiegare. Anche quando nella mia adolescenza passavo per i grandi filoni rock e indie e sul mio primo Ipod c’era in loop “Teddy Picker” degli Arctic Monkeys e sui miei quaderni c’era scritto ovunque “No time, no space, another race of vibrazions”.

5 Giugno piazza del Plebiscito, Napoli, Battiato ed Io.

Erano le 21:30 circa quando un personaggio curioso avvolto da una giacca di colore rosso sale sul palco accolto da un boato di più di 30.000 anime, un piccolo cenno al direttore d’orchestra e “l’era del cinghiale bianco” comincia a risuonare fra di noi. Ed eccolo lì, il mio cervello recepisce qualcosa, uno strano sorriso mi pervade la faccia, lo stesso sorriso che appare sul mio volto durante un set di Sven Vath, di un live di Nicolas Jaar, durante “Madness” dei Muse oppure quando a rientro da una nottata a lavoro schiaccio play a “In the light” dei Moderat. La musica segue il suo corso e mi ritrovo a sentire per la prima volta dal vivo molti dei brani che hanno marcato la mia crescita: Shock In My Town, Up Patriots to Arm, Centro di Gravità Permanente, Prospettiva Nevsky e Strani Giorni. Il Maestro ci regala armonie che trascendono dal semplice ascolto di un brano nella purezza dei suoi suoni ma piuttosto si fondono con anima e cuore dei presenti abbattendo ogni barriera generazionale e ponendo lontanamente in secondo piano qualche errore di metrica.

Franco Battiato è un’icona.

I suoi brani sono ricchi di simbolismo, misticismo e denuncia sociale. I suoi testi acquisiscono significati nuovi ad ogni ascolto. Battiato è stato forse uno dei più grandi sperimentatori del panorama musicale italiano e lui stesso in una vecchia intervista ci parla della musica come: “…trovi dei suoni nuovi e nel momento in cui ti arrivano al cervello ti allargano l’udibile, ti abitui ad altre cose a sensazioni nuove….Io sono legato alla concatenazione dei suoni. Dal momento che scegli dei suoni precisi a mio avviso manifestano un significato anche se apparentemente non ce l’hanno”.

Per ”quante squallide figure attraversano il Paese ” il mio è un omaggio ad un grande artista.

Grazie Franco

PS.
L’evento era gratuito in occasione dell’apertura di “Napoli teatro festival”.

Alessandro Pappone

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