Griessmühle: una piacevole scoperta.

Le domeniche mattine berlinesi, si sa, non sono come le altre. Semplicemente perchè non si capisce bene dove finisca la serata del sabato e dove inizi la mattina della domenica. Ma forse è proprio questo il bello: a Berlino le serate non finiscono mai. Sono le 11 di una fredda domenica mattina, io e il mio compagno di viaggio ci avviamo verso l’uscita del Tresor dopo aver passato una serata a dir poco fantastica (ma questa e un’altra storia), e appena mettiamo i piedi fiori dalla porta veniamo accecati da una luce a noi ormai sconosciuta, dopo 8 ore di buio totale. Andiamo in albergo a riposare e verso sera usciamo a mangiare un boccone: eh stasera che si fa? Vogliamo provare qualcosa di nuovo, un club dove non siamo mai stati prima, e così decidiamo: obiettivo Griessmühle. Arriviamo davanti al locale, è così irriconoscibile che non capiamo né da dove si entra né se siamo nel posto giusto.

Il Griessmühle sembra un edificio abbandonato e lasciato a se stesso… sì, è lui, si entra.

Fin da subito capiamo di essere in un club di quelli “puri”, pieno di berlinesi e con pochissimi turisti, ed è quello che cerchiamo. Ci orientiamo un po’, iniziamo a girare qui e là. È suddiviso in 2 parti, una pista non molto grande con al di sopra una sorta di “balconata-relax”. Ma l’elemento principale è la musica, ed è davvero tosta. I suoni sono duri, la pista é scatenatissima, ci rendiamo conto di aver trovato una chicca, e vogliamo godercela al massimo. È tutto coperto da una nube di fumo che rende il tutto ancora più oscuro di quel che è. Un ragazzo ci fa gli “onori di casa”, ci dice che siamo stati fortunati perchè l’ospite della serata “spacca di brutto”. Ridendo e scherzando si sono fatte le 4, andiamo al piano superiore a riposare le gambe. Qui incontriamo Maria, una donna sulla cinquantina che dopo aver capito che siamo italiani, si siede accanto a noi e ci racconta la sua storia. È di Napoli, é emigrata a Berlino 25 anni fa per lavoro, poi ha trovato l’amore e adesso ha due figli quasi maggiorenni. La salutiamo, scendiamo le scale e poco dopo arriva lui, Xhin.

Inizia un set coinvolgente, la sua musica è ritmatissima, prende per mano tutto l’ambiente e lo trasporta dove vuole lui… una goduria per le nostre orecchie. Iniziamo a essere stanchi, il weekend da leoni si fa sentire, andiamo in bagno e qui vediamo una scena memorabile: padre e figlia, lui sui 40 e lei 20 anni circa, si lavano un po’ come viene e si cambiano i vestiti. Lei indossa la divisa scolastica e aggiusta i libri nello zaino, lui mette giacca e cravatta pronto per l’ufficio, e come se nulla fosse iniziano così la loro giornata lavorativa. Già, sono quasi le 8 e la settimana di Berlino ricomincia, mentre la nostra serata finisce. Sulla strada di casa c’è il bello di vedere fermi ai semafori uomini distinti con la 24 ore affiancati da ragazzi in after con migliaia di look stranissimi, ma per loro é la normalità delle cose. La libertà, uno dei punti forti di questa città. Puoi andar in giro mezzo nudo, vestito da clown, con zeppe di 20 centimetri o una cresta alta 2 metri, ma nessuno ti giudicherà o guarderà male. Berlino significa techno. Techno significa libertà. Libertà significa felicità. Che bella scoperta, mio caro Griessmühle.

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