Appena tornato da Brussel mi sono detto, in volo, c’è da scrivere qualcosa su quello che è stato il Tomorrowland. Lo faccio ora, dopo uno splendido caffè italiano.

Sono stato al Tomorrowland per lavoro non come personale media/press, ma in assistenza di un artista che in questa storia c’entrerà poco tranne che per una cosa, la gestione di un’area chiamata Dreamville; l’area del festival dedicata al day-chilling, dove all’interno troviamo la zona campeggio del festival. Circa 45 mila tende sono presenti all’interno di quest’area. Il driver ci lascia ogni mattina alle ore 9.40 all’ingresso crew cathering 4, fra trattori in tangenziale e cavalli a pascolare dietro alla main entrance. Entriamo in ufficio per un caffè, chiamo l’event manager di Dreamville, la schedule è nella tasca dei jeans, viene a prenderci lo shuttle e percorriamo circa 2 km in mezzo alla foresta di Boom – questo da pubblico non è purtroppo visibile.

A Dreamville si vive la notte e la giornata riposandosi dal festival del giorno prima. Si può fare la spesa, c’è Market Place per mangiare, c’è la palestra in stile Acquagym di Bellaria, ci sono i parrucchieri che ti rifanno la testa prima della festa, i negozi dedicati al camping, i tabaccai e persino il Lidle of Tomorrow per fare la spesa. Ci sono diverse aree barbecue per grigliare e addirittura i giornali e la radio che trasmettono la vita del festival. Dreamville è una micro città, sempre attiva dopo le 11 del mattino.

Da Despacito ai Belleville Three, il Tomorrowland è un threesome geo-musicale dove le regole del sesso tendono a cambiare quanto l’attenzione all’aspetto musicale in un festival. Un all in, perché la produzione ha i budget quasi per comprarsi un quartiere di Milano.

Un’infinità di palchi. Alcuni nemmeno gli abbiamo trovati, ad esempio quello di Sven Vath. Dove caspita era lo Stage of the Books? Ci siamo “accontentati” di Len Faki, set impeccabile, peccato solo sia partito qualcosa in consolle, alle 23.15 il set viene strappato con il silenzio. Cambiamo nuovamente stage.

Credit: Tomorrowland

Il Tomorrowland è uno dei festival più incredibili al mondo sotto il punto di vista della produzione; la bellezza dei palchi, gli infiniti artisti che non vedete in lineup, le scenografie… tutto questo rende il Tomorrowland il festival tra i più grandi ed irreali del pianeta.

Le creazioni di decoro e le decorazioni al decoro rimandano al vivere un’esperienza fiabesca.

I laghi illuminati la sera, i palchi costruiti in mezzo ai fiumi, gli eleganti sponsor che creano splendide situazioni (come quella di Aperol dove c’era il benessere sia musicale che di clientela) e le installazioni grottesche ed infinitamente belle per gli occhi. Le persone si sorridono, poi le luci, la vista di un parco illuminato, la positiva positività delle persone, le strade chiuse, i tunnel aperti, i palchi che si trasformano dalla notte all’alba, l’accoglienza da parte del personale dell’artist village, la cura dei dettagli nelle aree della ristorazione e la velocità delle file nei pagamenti, con bracciale a magnete.

Il fenomeno EDM “big room” è un fenomeno di massa. La massa che fa andare avanti il mondo col tuo stesso potere di voto, che molto probabilmente ama Temptation Island, Fast & Furious e qualsiasi genere di brand commerciale, Mc Donald e Donald Trump. Quello che mira l’attenzione al following degli artisti testimonials, quello che si crede riuscito nella vita se compra da Victoria Secret.

La buona musica però c’è, e ce n’è anche tanta. Bella situazione il Rave Cave, lo stage più piccolo con sole 30 persone al suo interno, finalmente troviamo un minimo di sana “club culture”; un tunnel; funktion one; techno tedesca.

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Non era uno stage, era un modo per sfruttare positivamente un tunnel anonimo. E il festival in generale questo è: rendere il parco di Boom un’esperienza unica e sconvolgente, cercando di qualificare ogni elemento in qualcosa di sorprendente all’esperienza del pubblico. Effettivamente è la “terra del domani” se ci passi tre giorni interi senza mai uscirci.

Non è un festival propriamente musicale. E’ un’esperienza di viaggio allo scoperta dei diversi popoli provenienti da tutto il mondo, per il tuo stesso motivo globalizzato. Una stretta di mano sotto intesa da un sorriso di chi ti passa di fronte. Queste parole, se hai vissuto il TML, ti sembreranno forse familiari.

Il Tomorrowland vissuto da artista, perchè è quello il motivo per cui eravamo lì, è qualcosa di unico, anche se a tratti drammaticamente sconvolgente. Quasi nessuno sa aiutarti. E’ tutto complicato nell’area Dreamville, dove abbiamo notato poca serietà da parte di alcuni membri della crew dell’area, comunque capiamo i misundersting.

Seth Troxler nel documentario di Resident Advisor si vede trovato infastidito con i trasporti da uno stage all’altro. E’ successo lo stesso anche noi.

E qui si riapre la parentesi con Seth, che lo vediamo a colazione di fronte al nostro tavolo, in hotel, sbuffa mentre mangia delle polpette al sugo, alle 8 di un minaccioso sabato mattina. E poi pioverà, pioverà molto bene… non abbiamo nemmeno attaccato bottone – figurati se vado a rovinargli il suo e mio risveglio.

Molte cose belle sono successe dentro il Tomorrowland. I driver all’interno dell’artist village sono di una professionalità impeccabile e di un rispetto che è dovere citare e sottolineare. Abbiamo ascoltato i Belleville Three, Boyse Noize, Len Faki, la Bonzai Records e tanta, tantissima roba a caso perché il festival è da girare, è infinitamente grande. Ci dispiace non aver ascoltato Carola Pisaturo, Charlotte De Witte, Black Coffe, Marco Faraone, i Kollektiv Turmstrasse, Amelie Lens e Claptone, e sinceramente anche Bob Sinclair e Paul Kalkbrenner con il suo Back To The Phuture. In realtà sono presenti una miriadi di artisti, ma lavorando il divertimento passa in secondo piano e la time table viene poco consultata se non solamente dalle 21 all’una.

La ID&T è una società leader in questo mondo, è di una professionalità eccelsa sotto moltissimi elementi, ha una produzione forse tra le migliori al mondo e ultimo ma non ultimo, possiede un’acclamata esperienza negli anni lavorando su più festival e su più continenti. Facendo un conteggio di presenze da quanto detto dai driver degli shuttle di Dreamville pare ci siano state solo nel primo weekend 45mila persone in campeggio e 190mila presenze al giorno al Tomorrowland.

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Il punto è lavorare con le compagnie aeree, Brussel Airlines soprattutto, perché il pubblico proviene da tutto il mondo. Il principale turista al festival è l’australiano, seguito dall’americano e solo dopo si arriva al pubblico europeo ed asiatico. C’è molta Korea del Sud, molta Argentina e in generale tanto Sud America; ora capirete perché Despacito sia stata suonata in mainstage. Di che cosa ci stupiamo? Facendo un conteggio ad ore quotidiane, il festival incassa un minimo di 100 milioni di euro a weekend. Ora capite perchè ci sono così tanti artisti e così tante strutture.

E’ un mondo a sé, una gestione a sé, c’è tanto da imparare ma gli italiani pensano a haterare senza un reale motivo. Perché vogliono l’underground ma quando c’è da andare alla serata o chiedono gli omaggi o chiedono i passaggi.

Il Tomorrowland è noto per il mainstage appena si entra nell’arena EDM creata per cervelli senza sale in zucca, cheap turists bad vibes, ma c’è anche tantissima elettronica selezionata e di cultura: i tre di Belleville una vera sorpresa, i Kollektiv Turmstrasse, Kolsch, Claptone e tanti, tantissimi altri. Una Amelie Lens che somiglia ad una nuova, diversa, Nina Kraviz.

Terrorismo Livello 3 ma la gestione della sicurezza è efficace e veloce.

La guida comunicata tramite schedule artistica ci diceva espressamente che quest’anno ci sarebbero stati controlli maggiorati sulla sicurezza, livello 3 di terrorismo il Belgio, invece il clima era piuttosto rilassato sia in aeroporto che in città visitando Brussel.

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E’ tutto controllato dal barcode presente sui braccialetti; ad ogni stage c’è qualcuno che ti ferma, anche se arrivi con lo shuttle chiamato dallo stesso staff del festival. Anche quando il driver ti porta all’hotel uscendo dall’artist village. Cosa interessante, pensando che uno artista entra all’artist village solo se ha il braccialetto = controlli doppi, stile prova del nove sia all’entrata che all’uscita.

Pubblico e target.

Allo stage della storica Bonzai Records, al sabato, ci siamo innamorati di una sensuale quarantenne mora, liscia, di una femminilità che non sapremmo descrivere a parole. In generale ci siamo resi conto che il target medio è sui 25-30 anni, con punte di bellissime coppie sessantenni e di esaltati diciottenni in gita post diploma.

Un pubblico felice, legato ai brand – questo si nota – molto scemo perché senza l’uso di droghe, fortemente nazionalista nel buon senso della parola. La gente deve necessariamente dimostrare il Paese da cui proviene e questo ci fa capire quello che rappresenta il Tomorrowland.

Un essere lì per dire agli amici di essere lì.

La Terra del Domani per persone che arrivano dalla Terra di Oggi, governata dalle Instagram stories e dai linguaggi universali: patatine fritte, birre, have random fun, spendere più soldi che puoi volendo ricevere quello che durante l’anno non hai ricevuto. Dire fieramente di trovarsi al Tomorrowland perchè la gente trova nel Tomorrowland il brand più forte al mondo parlando dei festival di musica elettronica.

Non è un festival propriamente musicale, è un “Expo musicale” ben riuscito. E’ un sentirsi fortunati perché si è all’interno di un mondo irreale ed estremamente reale, specchio della società in cui viviamo, seppur fiabesco.

Non è un festival per la musica. O meglio, la musica non è posta ai primi livelli d’attenzione. Questo è un fenomeno che abbiamo notato e capito solo al closing dell’ultimo giorno del primo weekend. C’è così tanto colore e pace che la gente si osserva a vicenda, cercando sorrisi d’approvazione e ballate corrisposte. E’ fottutamente bello sentire ciò che la musica sia in grado di fare, in generale a tutti i festival; l’unica vera religione ad unire il mondo sotto uno stesso tetto. Poi, quando pensi che tutto stia finendo, ecco che arrivano i fuochi d’artificio.

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Quello che ho capito dal Tomorrowland è verosimile al messaggio dato dal film American History X: l’odio è una palla al piede, la vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati, ad odiare.

Il Tomorrowland è un festival bello, bellissimo, caro, carissimo, ma tutte le cose belle si pagano. Non è il Melt, non è l’Into The Woods, non è lo Sziget, non é l’Awakenings… è un’altra cosa.

Bon Vajage,
Clubber Confession

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