Per spiegare questa storia parto a ritroso e parlo del momento in cui sono tornata a casa: tutti mi chiedevano come fosse stata la Street Parade e io non avevo nessuna parola per raccontarla a chi non ci fosse. Come spieghi i colori a qualcuno che vede da sempre solo in bianco e nero?

La Street Parade è un evento segnante, qualcosa che non riuscirai a dimenticare mai e che ha cambiato per sempre il tuo modo di intendere certe cose.
Siamo abituati sempre a pensare a questo tipo di feste come rave, droga, alcol e incidenti spiacevoli. La “discoteca” (che quelli che la frequentano chiamano “club”) è un posto mistico in cui la gente si rifiuta di andare pensando agli stereotipi sbagliati che si hanno, senza sapere niente a proposito, senza aver mai provato l’emozione di ballare per tutta la notte senza nemmeno accorgersene e rendersene conto solamente quando si esce fuori ed è giorno.
Basterebbe essere solamente un po’ meno schiavi del bigottismo, figlio dell’ignoranza.
Basterebbe essere solamente un po’ più disposti ad allargare i propri orizzonti per apprezzare qualcosa che pensiamo essere fuori dalla nostra portata.
Il problema di fondo è la confusione, l’errore che porta a sottovalutare qualcosa, il forviante pensiero che sia sbagliato e di cattivo gusto. Ma sbagliato dal punto di vista di chi?
Perché lasciar giudicare qualcuno che non conosce quello di cui sta parlando?
Ed è così ogni volta che provi a spiegare, che provi a raccontare la tua esperienza in un mondo che non potrà mai appartenere a chi non lo riesce a vedere.

La techno non è rumore, non è nemmeno solamente musica: la techno è un movimento culturale simbolo dell’eterna ribellione dei giovani, dimostrazione del cambiamento, inno dell’abbattimento di qualsiasi muro e qualsiasi barriera: la techno è la discendente diretta del rock ‘n’ roll, dei concerti, delle lacrime di gioia. La techno cresce, cambia, si muove, si espande, respira: è viva.
Nasce tra i sobborghi industriali di Detroit e le fabbriche dismesse di Berlino: il “rumore”, come allora si chiamava, fa eco ai battiti del cuore affrettati da una folle corsa, da una dichiarazione d’amore, dal groviglio di corpi.
E’ una musica senza parole ma grida ad una rivoluzione che non ha bisogno di fuochi, armi e comandanti: la techno è un cerchio che ha il cerchio ovunque e la circonferenza indefinita nello spazio.

La techno è quella Old School di Detroit, è quella industriale di Berlino, è l’Acid House di Londra, la Trance di Amsterdam, la techno di Sarajevo negli anni ’90, la techno italiana, la Frenchcore francese: è la mirror ball che pende dal soffitto in cui ogni specchietto riflette una luce diversa nonostante giri su se stesso a ritmo insieme a tutti gli altri.

Un tripudio di cultura, colori, suoni, dischi e persone che non hai mai incontrato prima in tutta la tua vita, persone che vedrai solamente per il tempo di scambiare un sorriso complice, ravers e clubbers da tutto il mondo, sentirsi parlare in una lingua e rispondere in un’altra avendo il potere di comunicare andando oltre il mero significato delle parole: è così che descriverei la Street Parade di Zurigo.
Le Love Mobile come tante macchine del tempo che scorrono lungo una strada e ognuna di loro ha una storia da raccontare, un tassello della techno senza il quale il puzzle non sarebbe completo, uno specchietto della sfera specchiata senza il quale non brillerebbe con la stessa intensità.

street-parade

Per un giorno Zurigo è la bandiera di una nazione senza confini, senza stranieri, che parla una lingua sola in cui non c’è bisogno di parole.
Ho visto famiglie intere danzare a ritmo dell’incessante musica, ho visto persone anziane chiudere gli occhi e alzare le braccia al cielo, gente che ballava in ogni angolo della città e in ogni angolo musica che rimbombava tra le vie e i palazzi di un posto trasformato, ho visto migliaia di persone essere una comitiva unica di amici senza nemmeno il bisogno di conoscersi perché è questo che la techno fa: unisce, condivide, fa innamorare. Potrei continuare a scrivere di quest’esperienza per intere pagine che comunque non basterebbero a rendere realistica nemmeno una delle emozioni che ti investono sotto una cassa.
Una qualsiasi cassa, lì a Zurigo.

Quest’edizione si è sciolta sotto il motto “Love Never Ends” e non ci sono parole migliori per confessarmi a questa meravigliosa città, a questa splendida gente, a questa magica musica: Zurigo, hai fatto innamorare l’ennesima persona! L’amore non finisce mai e noi ci vediamo l’anno prossimo. Sotto cassa.
Di nuovo.

Auf Wiedersehen, Switzerland!

Giorgia

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